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Giorno 12: Le piccole cose

2015-09-02 00.12.43Sono già piena di nostalgia prima ancora di tornare. Forse ho dormito male. Faccio foto per fissare questa luce e questo verde durante il mio caffè sulla veranda. Gli uccellini continuano a cinguettare e le gerbere ancora resistono. Forse mi devo solo riempire gli occhi, devo solo lasciarmi invadere da tutto questo. Fare una scorta di bello, invocare la mia presenza mentale per ogni minuto di tempo che rimane da spendere qui e crearmi una dispensa fitta di ricordi a cui attingere nei giorni freddi e cupi dell’anima. Ripenso alle “piccole cose“, su cui tanto la mia attenzione da ricercatrice si è concentrata negli ultimi anni, e subito stilo un elenco di alcune di quelle accadute qui, per aggrapparmici e non far scivolare via questi giorni:
– “Le tovagliette di carta naturale con manico” ricavate dalla busta della spesa e ritagliate a mano (letteralmente, non aveva le forbici) dal mio compagno. Al mio domandare interdetta, dopo l’occhiata al tavolo scarno, “ma sopra cosa mangiamo?! Ci siamo dimenticati..”, segue la sua sicurezza “non ti preoccupare, vedi, facciamo così..”, mentre apre la busta come un origami al contrario e sistema con cura i due rettangoli ricavati, ciascuno con la sua maniglietta, sulla tavola. Io sorrido piena di stupore e mi innamoro a prima vista di quelle tovagliette, finendo per collezionare poi tutte le buste di carta sparse per il bungalow per averle ogni giorno.
– Una piccola bambina bionda che cammina da sola all’imbrunire, ti guarda sul patio, ed esclama ad alta voce “Bonjour!”, alla quale tu pure rispondi “Bonjour!”, nonostante sia sera.
– La candela accesa sul tavolo della veranda con la sua bella luce e vedere accedersi progressivamente quelle degli altri le sere successive.
– Una partita a ping-pong dalla quale torni sudato come se fossi passato per Wimbledon.
– Una persona che cucina per te, che ti ama, che ti abbraccia la sera e ti bacia la mattina.
– Una pasta, che sembrava destinata a fallire miseramente la cottura del suo condimento a causa dei fornelli elettrici (dopo mezz’ora, si accennavano solo timidi movimenti nell’acqua e nell’olio) ma che, grazie alla sua perseveranza, è venuta migliore di quella di un qualunque ristorante.
–  Un microbo che sgambetta sulla spiaggia con una tutina blu dai profili arancioni e il cappellino in tinta, tutti i giorni vestito allo stesso modo (forse poco più di un anno), che una mattina vedi andare incontro, sorridendo e a braccia aperte, alle sorelle, per farsi abbracciare da loro, che a turno lo aspettano felici e lo stringono.
– Una passeggiata.
– Un tramonto sul mare.
– Un paesaggio.
– Un libro.
– La musica.
– Una penna.
Così, ripensando, ti accorgi che non sono poi cose così lontane e irraggiungibili a renderti felice, che non servono lussi o estremi per farti sentire vivo, ma che basta guardare nel palmo della mano che tutti i giorni ti porti dietro anche quando non sei in vacanza. La felicità è in una stretta.

RN

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