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Giorno 9: Ode alla veranda

wpid-wp-1441018211560.jpegNon so come riuscirò d’ora in poi a fare a meno di una veranda con vista.
La mattina inizia qui, aprendo la porta di casa con curiosità e ritrovando questo squarcio di verde a salutarti come se dicesse ‘Buongiorno!’. L’intensità del suo colore sfuma nelle diverse tonalità che ti vengono incontro a colmarti gli occhi: pini e eucalipti bordano il quadro, il prato per terra, un oleandro poco sotto la bignonia davanti al patio. Le foglie che ondeggiano lente a far da frangia, muovendo la luce come piccoli specchi, il canto delle allodole, gli stormi di corvi che ogni tanto solcano il cielo, gli uccellini che saltellano di ramo in ramo e gli altri che punteggiano il becco a terra. Tutto è avvolto da una brillantezza gioiosa. Anche le idee arrivano qui. La quiete alberga in questo posto.
Il tempo di prendere un caffè, leggendo un libro o una rivista, di fermare un pensiero, di sorridere, di guardare il vento. Sfiora la mente la voglia di vivere in una mobil home tutta la vita, come una nomade in cerca dell’armonia della natura per ritrovare quella della propria anima.
Credo sarà quello che mi mancherà di più al mio rientro. Forse dovrei impegnare tutte le mie energie a visualizzare una veranda come questa e a renderla concreta in un prossimo presente.
Passerei la metà del mio tempo libero in un posto così, tutte le mie colazioni, i pranzi e le cene quando si può. Diventerebbe teatro di tante attività, del tempo dei progetti e delle scoperte: un laboratorio creativo, uno spazio per la pratica, un nido per il riposo, un luogo di incontri e di chiacchiere.
Sì, voglio vivere in veranda, non portatemi via, lasciatemi qui.

RN

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Giorno 2: Santi Tappi

wpid-wp-1440168092418.jpegQuel benedetto vento oggi si è fatto sentire anche sulla spiaggia. Acqua cristallina, Calvi di fronte, vegetazione rigogliosa alle spalle, ma senza quei sacrosanti tappi, che ogni estate mi porto dietro, non ce l’avrei fatta. Sono in realtà concepiti per filtrare i rumori, per me sono perfetti per evitare un’otite dopo bagni e ondate di sabbia. Li consiglio vivamente a tutti quelli che decideranno di esplorare questa zona della Corsica dove spesso batte anche il Maestrale. Il bagno, di breve durata, valeva la pena di farlo anche solo per guardare Calvi da questa prospettiva.
Sono bastate 24 ore per ricordarmi cosa amo di quest’isola: la charcuterie, la marmellata al fico, perfetta per i formaggi locali, (che ho provato ad importare nelle mie abitudini cittadine senza successo, dimenticandomene pochi anni dopo), la natura selvaggia, il senso di libertà, i piccoli tavolini con le sedie pieghevoli abbarbicati ovunque che animano gli splendidi borgi con piantine e/o candele al loro centro, quella atmosfera tutta francese e insieme isolana che qui si respira, il pan au chocolat con cui aspetto di iniziare ogni mattina, il campeggio.
Sì perché per me la Corsica va girata in campeggio, che si tratti di tenda, roulotte, camper o bungalow non importa, l’importante è che si scelga di viverla così, in mezzo alla natura e in movimento. E’ questo nei miei ricordi d’infanzia ed è questo oggi, dopo che negli ultimi 5 anni ho scelto di tornarci tre volte, due in tenda e ora, per la prima settimana, in un piccolo ‘chalet’ (così lo chiamano) in mezzo a una distesa di eucalipti.

Grandi nomi per piccole grandi cose.

RN