Categoria: Libri da ricercatrice nomade

Giorno 10: Odore di maquis

wpid-wp-1441121503429.jpegLa Balagne ha un fascino che ancora non riesco a restituire con le parole. E’ come se non ci fossero aggettivi e nomi adeguati a rendere le sensazioni che suscita. Risveglia i sensi e li inebria. I paesaggi, gli odori, i sapori, il sottofondo degli animali, il fruscio della natura, non posso comprimerli sulla carta. Forse il silenzio, la luce e il profumo del verde hanno qualcosa a che fare con quello che si prova qui. La chiamano ‘le Jardin de la Corse‘, ed è vero, è un ricco giardino anche per l’anima.
Ho trovato un bel libro, è in francese, ma vale lo sforzo di provare a capire una lingua che non si conosce affatto o si conosce poco, si chiama ‘Promenades en Corse‘ (passeggiate in Corsica) di Marcelle Conrad, attentamente dedicato alla flora corsa, diviso per stagioni, con tanto di graziose illustrazioni disegnate a mano e un utile indice alla fine dove accanto al nome delle piante in francese trovate il nome scientifico in latino, oltre a quello corso (se lo cercate andate al supermercato E.Leclerc a Ile Rousse, costo 15 euro). Il mio istinto mi ha suggerito di prenderlo perchè per me il cuore della Corsica è la sua natura; è lo Spirito della sua vegetazione che vale la pena cogliere prima di rimanere incastrati nella fitta agenda delle ‘cose da vedere’, delle ‘cose da fare’, che accompagna alcune vacanze come una rincorsa a voler mappare tutto e che finisce in una triste gestione manageriale, con tanto di reportistica finale a parenti, amici e sconosciuti, di viaggi che dovrebbero probabilmente avere tutt’altro scopo. Prendersi il proprio tempo e immergersi nello spirito dei luoghi che si visita, provare a catturarne le vibrazioni, credo sia fondamentale, vuol dire rallentare e fermarsi, osservare, non dovere fare nulla, ma vivere nel fluire di quello che ci si presenta, anche se questo lasciare andare spaventa. Io quest’anno sono partita con quest’idea di vivere la vacanza ed è incredibile la quantità di messaggi finora raccolti lungo il mio viaggio che hanno confermato la sensatezza della sua direzione, rinsaldandola. La scelta di comprare proprio su quest’isola per la prima volta la rivista Flow, nonostante l’avessi già vista in Italia, leggerla in una lingua di cui ho studiato 4 cose per un solo mese della mia vita, una volta a settimana, privatamente a 16 anni, e trovarvi una serie di articoli decantare la poetica del ‘fare niente’ (termine riportato più volte in Italiano), del flâner, la flânerie (il gironzolare, o meglio il passeggiare senza fretta liberi da programmi se pensiamo a Baudelaire), l’oisiveté (l’ozio) e il ritrovarmi in un campeggio a pochi passi dal ristorante ‘Le Fareniente’, il cui cartello campeggia sulla statale, sono solo alcuni divertenti esempi di queste significative ‘coincidenze’. Non so se l’edizione italiana di Flow dei mesi agosto/settembre abbia gli stessi articoli, certo che, se così fosse, vi consiglio di leggerli. Oggi, vagando per la route des artisans (‘la strada degli artigiani’ che si snoda tra le montagne di Ile Rousse e Calvi, attraversando borghi con piccole botteghe dedicate alle varie arti) mi sono comprata una bustina di aromi del maquis (mirto, rosmarino, timo e origano), non per cucinare, ma per farne un sacchetto profumato, risvegliare la mia memoria olfattiva nei prossimi mesi e ritornare qui con la mente. Amo gli odori che fanno viaggiare nel tempo.
Ho visto splendidi scorci dalle alture (Pigna e Sant’Antoninu), 2 aquile e un serpente.

RN

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Libri belli belli

C’è ancora oggi per andare a “Più libri più liberi“, fiera nazionale della piccola e media editoria al Palazzo dei Congressi a Roma.
Mi ricordo ancora che l’anno scorso mi sono allegramente preparata e cosparsa di un campioncino di profumo dal nome “Tokyo Bloom”, per suggellare la mia primavera in un giovedì pienamente invernale, per andare, fieramente sola, a incontrare i miei libri.
E’ stato un bel pomeriggio di scoperta a guardare copertine, sfogliare pagine, pensare parole e idee. Mi sono sentita felice mentre saltellavo da uno stand a un altro, curiosando qua e là, come da bambina dentro le cartolibrerie.
Ogni tanto qualcuno mi rivolgeva parola e quel giorno c’era un clima di gentilezza, serenità e attenzione.
Le mie scoperte di allora sono state due case editrici Orecchio Acerbo e Corraini Edizioni, che propongono dei libri incantevoli, con delle illustrazioni pazzesche, dove la poesia passa non solo attraverso lo scritto, ma anche, e soprattutto, per immagini e creatività.
Immancabile anche l’appuntamento con Minimum Fax.
Ecco una serie di scatti che renderanno l’idea meglio delle parole.

 

Qui dei bei libri di Orecchio Acerbo Editore.

Il mio preferito, acquistato l’anno scorso, è il meraviglioso “A che pensi?” di Laurent Moreau (domanda delle mie più ricorrenti).

 

 

Sotto quelli da colorare di Rosie Flo distribuiti da Corraini Edizioni:

 

E, gran finale, una perla, un vero libro da ricercatore Come diventare un esploratore del mondo di Keri Smith pubblicato sempre da Corraini.

Insomma i libri sono un po’ delle opere d’arte…

Buona ricerca e Buone letture,
R.N.

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Sull’importanza degli incontri e delle relazioni umane

La vita è fatta di incontri e, spesso, gli incontri sono anche con persone che non si conoscono, con storie lontane, con altri tempi e luoghi, con le poesie, con i libri, con le idee…
Questi incontri hanno per me, sempre, un sapore un po’ magico, io ne prendo nota. Irrompono nella mia silenziosa solitudine in maniera così inaspettata, così insolita, con un suadente vociare e con la forza di qualcosa di bello che mi si impone alla vista.
A volte penso di essere particolarmente ricettiva solo in certe giornate, giornate in cui quel velo polveroso di pensieri accartocciati è tagliato da un raggio di sole e spostato da un fiato di vento, e che dipenda da quello, dal mio “stare con le antenne alzate verso il cielo“.
Altre volte credo invece che gli incontri si lascino sentire, specialmente se importanti, in maniera, forse, proporzionale, e che, anche se fossi “in tutt’altre faccende affaccendata”, me ne accorgerei ugualmente.
Certo è che un po’ ricercatori nell’animo bisogna pur essere.
Io cerco di default nella mia vita, credo mi abbiano fatta un po’ così e che un po’ ci sia diventata e che, probabilmente, continuerò a cercare sempre, anche in assenza di risposte, come fosse un po’ una condanna o un destino, una certa inclinazione dell’anima.
Sarà, forse, la ricerca di per sé ad avere un senso, o, forse, lo darà, suggerendo altre domande, Le Domande, quelle a cui non si era arrivati a pensare.
Spesso e volentieri non so neanche io cosa cerco o mentre cerco me ne dimentico, però (e in tutta questa apparente inutilità il “però” è fondamentale) tutto questo cercare fa da sfondo e consente l’entrata in scena della “serendipity” che credo essere la parte costitutiva di questi incontri “invisibili”.

E’ proprio mentre stavo facendo o cercando altro che mi sono ritrovata di fronte a certi scritti, certi pensieri, certe persone, che hanno aggiunto poi ulteriori significati al mio percorso.

L’incontro di oggi è con una persona, con una storia, con delle riflessioni e dei libri.

Il pretesto che ha fatto da sfondo è piuttosto banale. Nel “giorno della decadenza“, dove tutta l’attenzione mediatica (e non) è puntata su B. sull’ultimo atto e sull’uscita di scena (?) – il ? lo aggiungiamo perché qui è meglio essere cauti proprio come un uomo prima di un derby – sono andata su Repubblica per sondare fatti e umori e mi sono ritrovata a leggere tutt’altro articolo, riguardante un’altra storia di ben diversa caratura: “Così le relazioni umane ci salvano dall’indifferenza” di Luciana Sica (…paradossale no?!).

Tratta del nuovo libro dello psichiatra Eugenio Borgna, che io fino ad oggi, purtroppo, non conoscevo, ma che così ho incontrato, mentre avrei dovuto occuparmi di B.
Lieto, lietissimo e anche commovente incontro con una persona “invisibile” tramite un bell’articolo appassionato.
Si riporta della sua riflessione su sofferenza e malattia, su dignità e indifferenza e sull’importanza delle “relazioni umane dotate di senso“, cose di cui varrebbe la pena parlare insomma.

Sono andata a cercare qualche informazione su di lui. Ho capito che ha una ricca bibliografia all’attivo, che parla non solo da medico, ma anche da essere umano, che tratta come cristalli i moti dell’anima e che li cura anche con delicatezza e poesia. Mi hanno colpito alcune sue riflessioni sulla solitudine. Credo che ci sia qui una lezione importante da apprendere. Penso che in futuro leggerò qualche suo scritto.

Ho trovato anche un altro articolo su di lui, sempre di Repubblica, stessa giornalista, settembre 2012 – “Perché tutti devono imparare a sentirsi un po’ più fragili” – in cui Eugenio Borgna viene ritratto in una spiazzante e bellissima umanità nel sofferente e insieme forte racconto della malattia e perdita della moglie Milena, “vita stellare” che ha dato “il senso più profondo” al suo vivere. E ancora sulla musica: “non scriverei, non penserei, forse non mi salverei nemmeno senza la musica” (E.B.).

Questioni preziose.

Buoni incontri,
R.N.

Riproduzione Vietata

“Che cosa fare quando piove”

Le prime piogge stanno precocemente incrinando il mio umore e i miei weekend, e se un tempo potevo contare sul meraviglioso “che cosa fare quando piove” di Richard Scarry (che, tra l’altro, riscopro mezzo intonso, tanta era la venerazione dell’oggetto e la voglia di non farlo finire mai, per tutti i temporali a venire), oggi devo attrezzarmi diversamente.
..E, cosa strana, in tasca ho una strategia dall’ottimo tempismo, che mi farà trovare meno impreparata dall’autunno:

Farò shopping di libri e si dà il caso che questa sia la settimana migliore!

  • Fino al 13 ottobre ci sono ancora i libri dell’Economica Laterza con il 25% di sconto
  • E dal 10 al 13 ottobre gli Arion Days che propongono lo sconto del 15%.

Come scrive Pennac “il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”, e io ho ancora bisogno di molto tempo per capirci qualcosa.

Felici letture,
R.N.

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Un Murakami Tutti i Santi Giorni – Norwegian Wood (Tokyo Blues)

Watanabe, Naoko, Reiko, Kizuki, Nagasawa, Hatsumi, Midori!” – Io, che faccio fatica a ricordare i nomi (italiani) di non pochi conoscenti, mi ritrovo, dopo massicce dosi di Norwegian Wood (Tokyo Blues), ad elencare, visualizzandone la perfetta trascrizione, e a ripercorrere mentalmente, d’un fiato, tutti i personaggi principali..

Ecco cosa accade con un libro come questo: loro te li porti dietro.. Ti sembra che le loro vite vadano avanti anche dopo aver richiuso il libro: ti chiedi cosa faranno, cosa proveranno, cos’altro ancora avranno da dire.. Quasi hai l’impressione di conoscerli tanta è la ricchezza di dettagli fisici, psichici ed emozionali immagazzinata per ognuno. La loro caratterizzazione è chirurgica, ma vibrante; perfetta e profondamente, terribilmente umana. Sono personaggi che pulsano questi, hanno un’anima e, ciascuno, il suo linguaggio. Continua a leggere