Il tempo perduto

Il mio pensiero va stasera a quegli Eroi, sopravvissuti di questo Tempo, che continuano a cercare lavoro, a rispondere agli annunci, anche loro superstiti, in una fogna a cielo aperto; “a inviare il Curriculum”, scritto in 100 modi nuovi per 1000 volte diverse, in quel “form”, in quell’altro “form”, su “quel sito” e su “quell’altro” e poi “esclusivamente in formato Europass”.
A quelli che riscrivono e ricaricano per la milionesima volta le stesse informazioni – “perché per questa offerta di lavoro si può fare domanda solo così!” – ricompilando di nuovo tutto, passando per “quella banca dati”, per “quell’altra Società”, inserendo nuovamente, per filo e per segno, ciò che è già stato scritto, probabilmente molto meglio, e giace pronto e aggiornato lì sul desktop o nella chiavetta. Procedure folli, che fingono di semplificare, ma che in realtà agevolano (o creano) solo il lavoro degli altri, rubando ore e ore e ore di tempo, imponendo di rifare, per l’ennesima volta, la stessa meccanica cosa priva di senso (mentre i dati girano e rigirano) che dà per scontato che il tuo CV sia di 2 righe, quando probabilmente ha 2 vite. A chi ha ancora la forza di allegare certificati, liberatorie, dichiarazioni e diplomi, con domande in carta bollata, per posti fantasma. A quelli che riescono ancora a sopportare la frase “cerchiamo giovani dinamici e motivati con atteggiamento positivo e orientati ai risultati”, a passarci sopra, non curandosene, e a guardare l’annuncio successivo. A quelli che non si lasciano turbare dall’atteggiamento spesso altezzoso di chi crede di poterli giudicare, a quelli che riescono a ignorare quegli sguardi psicotici su mani, braccia e viso di chi è convinto di passare inosservato e certo di saper leggere il linguaggio del corpo, oracolo della loro Verità, per selezionare (di frequente all’accettazione). A coloro che riescono a bypassare con eleganza l’esistenza di chi vuole ancora insegnar loro a scrivere un CV o di chi tenta di vendergli il suo corso-procura-lavoro (forse) per quando sarà passato a miglior vita. A quelli che hanno dovuto ascoltare proposte ridicole, dalle venature vergognose, e ne sono usciti con un sorriso. A chi resiste. A questi Eroi contemporanei, più volte invece investiti di nomignoli abominevoli a rotazione, va tutta la mia ammirazione e solidarietà.

Di fronte a così tanta terrena bassezza bisogna solo continuare a guardar oltre, come probabilmente fate, mantenendo alta l’ispirazione.
La cosa più bella ed efficace al riguardo credo sia la poesia di Wislawa Szymborska, l’unica in grado di dirci veramente come “Scrivere il curriculum“:

Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

(“Scrivere il curriculum” da “Gente sul Ponte” di Wislawa Szymborska)

Non resta a noi che rivolgere l’anima consapevole a ben altri orizzonti, non lasciandosi inquinare.

Un abbraccio,
R.N.

Riproduzione Vietata

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