Sull’importanza degli incontri e delle relazioni umane

La vita è fatta di incontri e, spesso, gli incontri sono anche con persone che non si conoscono, con storie lontane, con altri tempi e luoghi, con le poesie, con i libri, con le idee…
Questi incontri hanno per me, sempre, un sapore un po’ magico, io ne prendo nota. Irrompono nella mia silenziosa solitudine in maniera così inaspettata, così insolita, con un suadente vociare e con la forza di qualcosa di bello che mi si impone alla vista.
A volte penso di essere particolarmente ricettiva solo in certe giornate, giornate in cui quel velo polveroso di pensieri accartocciati è tagliato da un raggio di sole e spostato da un fiato di vento, e che dipenda da quello, dal mio “stare con le antenne alzate verso il cielo“.
Altre volte credo invece che gli incontri si lascino sentire, specialmente se importanti, in maniera, forse, proporzionale, e che, anche se fossi “in tutt’altre faccende affaccendata”, me ne accorgerei ugualmente.
Certo è che un po’ ricercatori nell’animo bisogna pur essere.
Io cerco di default nella mia vita, credo mi abbiano fatta un po’ così e che un po’ ci sia diventata e che, probabilmente, continuerò a cercare sempre, anche in assenza di risposte, come fosse un po’ una condanna o un destino, una certa inclinazione dell’anima.
Sarà, forse, la ricerca di per sé ad avere un senso, o, forse, lo darà, suggerendo altre domande, Le Domande, quelle a cui non si era arrivati a pensare.
Spesso e volentieri non so neanche io cosa cerco o mentre cerco me ne dimentico, però (e in tutta questa apparente inutilità il “però” è fondamentale) tutto questo cercare fa da sfondo e consente l’entrata in scena della “serendipity” che credo essere la parte costitutiva di questi incontri “invisibili”.

E’ proprio mentre stavo facendo o cercando altro che mi sono ritrovata di fronte a certi scritti, certi pensieri, certe persone, che hanno aggiunto poi ulteriori significati al mio percorso.

L’incontro di oggi è con una persona, con una storia, con delle riflessioni e dei libri.

Il pretesto che ha fatto da sfondo è piuttosto banale. Nel “giorno della decadenza“, dove tutta l’attenzione mediatica (e non) è puntata su B. sull’ultimo atto e sull’uscita di scena (?) – il ? lo aggiungiamo perché qui è meglio essere cauti proprio come un uomo prima di un derby – sono andata su Repubblica per sondare fatti e umori e mi sono ritrovata a leggere tutt’altro articolo, riguardante un’altra storia di ben diversa caratura: “Così le relazioni umane ci salvano dall’indifferenza” di Luciana Sica (…paradossale no?!).

Tratta del nuovo libro dello psichiatra Eugenio Borgna, che io fino ad oggi, purtroppo, non conoscevo, ma che così ho incontrato, mentre avrei dovuto occuparmi di B.
Lieto, lietissimo e anche commovente incontro con una persona “invisibile” tramite un bell’articolo appassionato.
Si riporta della sua riflessione su sofferenza e malattia, su dignità e indifferenza e sull’importanza delle “relazioni umane dotate di senso“, cose di cui varrebbe la pena parlare insomma.

Sono andata a cercare qualche informazione su di lui. Ho capito che ha una ricca bibliografia all’attivo, che parla non solo da medico, ma anche da essere umano, che tratta come cristalli i moti dell’anima e che li cura anche con delicatezza e poesia. Mi hanno colpito alcune sue riflessioni sulla solitudine. Credo che ci sia qui una lezione importante da apprendere. Penso che in futuro leggerò qualche suo scritto.

Ho trovato anche un altro articolo su di lui, sempre di Repubblica, stessa giornalista, settembre 2012 – “Perché tutti devono imparare a sentirsi un po’ più fragili” – in cui Eugenio Borgna viene ritratto in una spiazzante e bellissima umanità nel sofferente e insieme forte racconto della malattia e perdita della moglie Milena, “vita stellare” che ha dato “il senso più profondo” al suo vivere. E ancora sulla musica: “non scriverei, non penserei, forse non mi salverei nemmeno senza la musica” (E.B.).

Questioni preziose.

Buoni incontri,
R.N.

Riproduzione Vietata

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