Reparto 59 kg

reparto59kgAlla depressione da fine vacanze, quest’anno, ho voluto reagire con un atteggiamento proattivo (la sola parola mi fa venire i brividi e la detesto), capitalizzando:
1. le 24 ore quasi consecutive impiegate per preparare l’inquietante valigia, grande spauracchio e ultimo limite all’agognata fuga;
2. la fine della stagione;

I vantaggi ottenuti:
1. Concentrazione (fine dell’apatia con il suo corollario di pensieri deprimenti che ti fa guardare sospirante il soffitto) 2. Liberazione 3. Soddisfazione 4. Spazio 5. Ordine e..
..6. Rinvio di tutte le priorità ansiogene della vita quotidiana (qui gli psicologi riuniti potrebbero oscurarmi, ma, a mia difesa, c’è da dire che tra le tante possibilità sembrerebbe proprio un’ottima strategia soft di evitamento, decisamente un buon compromesso, tra la noia, l’inerzia e lo stordimento, con funzionali risvolti pratici).

L’attività benedetta è: lo “sfoltimento del guardaroba estivo“.
Ho capito che:
Il momento migliore per eliminare i capi di abbigliamento di una certa stagione è la fine della stagione stessa, possibilmente dopo un viaggio.

E’ proprio, ed è solo in quel momento, che gente come me si rende conto di aver portato quasi tutto quello che si mette, e che realizza che i tre scaffali lasciati a casa non sono “quello che non serve in vacanza” (in realtà stipato nei 2/3 della valigia), ma “quello che non serve proprio più a niente”, perché non se ne fa più uso da anni. D’un tratto appare chiaro che quello “sfinimento da valigia” non era poi una sensazione così anomala se analizzata nella sua pratica concreta, molto più della preparazione di un bagaglio: un vero e proprio “cambio di stagione con selezione”.
Rientrata dalle vacanze, grazie a questa sottrazione mentale, mi è sembrato elementare pensare che per fare finalmente quella cernita da sempre rimandata, sarebbe bastato riprendere tutto quello che non avevo portato per eliminarlo definitivamente.
A quel punto, ho usato solo un trucco, per non farmi impietosire da nessun indumento e per non alimentare la sindrome dell’accumulo, la risolutezza delle 10 domande: 10 domande le cui risposte combinate costituiscono l’insindacabile giudizio sul da farsi.

Ecco la ricetta della catarsi da indumento:
1. Da quanti anni sta nell’armadio?
2. Quante volte l’hai messo?
3. Quanto ti serve?
4. Quanto è usurato?
5. Quanto è “uguale” ad altri?
6. Quanto ti sembra vecchio? Quanto ti ci riconosci ora?
7. Quanto ti piace? Come ti sta?
8. Quanto pensi realmente di usarlo ancora?
9. Che uso ne puoi fare oggi? E in futuro?
10. A chi potrebbe servire?

Gli indumenti che superano le 10 domande hanno un’elevata possibilità di essere conservati per almeno una ragione più sensata del “ci sono affezionata”.
Questa ricetta aiuta non solo a creare spazio, ma anche a catalogare e a creare “le pile” di vestiti fuori e dentro l’armadio, e, potenzialmente, a incrementare pratiche quali il “consumo collaborativo” e la solidarietà.
Io ho creato, nell’armadio, le pile: “estate“, e poi le “sotto-pile”: “casa“, “reparto 59 kg” (per quando ritornerò a pesare 59 kg, che, a quanto pare, mi è sembrata un’ipotesi realistica).
Fuori dall’armadio, le pile: “baratto“, “beneficenza“, “riciclo“.
Dove collocare cosa? Le risposte alle domande costruiranno le vostre pile e separeranno gli indumenti in un tempo record.

Poche ore per riscattare uno spazio invaso da anni.

R.N.

Riproduzione Vietata

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