Papa “il Primo” e il Primo Habemus Papam Social

Quando si assiste alla storia si è sempre un po’ storditi, o, almeno io, lo sono sempre.

Il flusso vorticoso di notizie, immagini, voci, rumori, reazioni mi lascia tutte le volte attonita in un non-luogo, persa nella vasta eco degli accadimenti, di cui mi sento solo lontana spettatrice.
E tutte le volte, nel mezzo di questo sonno ipnotico, mi ripeto: tu, oggi, stai vivendo la “storia” – cercando fortemente di ridestare la mia presenza di fronte ai fatti.

Ore 19.06, fumata bianca: io sono al lavoro e vengo, totalmente, colta di sorpresa.

Habemus Papam” – così, all’improvviso, spifferato da una collega, mentre sono assorta in cose, probabilmente già senza senso e che, d’un tratto, lo perdono ancora di più.

E’ così che oggi mi accorgo che fuori la vita accade. L’unica domanda plausibile è: perché lì si fa la storia e io sono davanti a un Pc?! Perché non sono e non sarò a Piazza San Pietro quando uscirà e vedrò tutto questo solo in una delle repliche televisive, neanche in diretta, come se abitassi dall’altro capo del mondo?
La mia frustrazione del “non stare sulle cose” fortunatamente non spezza la frenesia dell’attesa, che spulcia, appena può, notizie dalla Rete.

Una volta in macchina, per seguire l’avvenimento, accendo la radio. La prima diretta che trovo è quella della Rai, una cosa che mi sembra così vintage, non sentendo più questa stazione dai tempi in cui mia nonna a tutto volume, la ascoltava di mattina a casa sua.

Va a finire che sento Radio Rai e Twitto: un po’ ritorno al futuro, un po’ misura del presente.

Capisco nel giro di poco che, almeno da come lo raccontano, Jorge Mario Bergoglioè un Papa originale:

“Primo Papa extraeuropeo”/“Primo Papa Sud Americano”,
“Primo Papa Gesuita”,
“Primo Papa di nome Francesco
Capisco nel giro di poco che, ai media, gli piace proprio molto raccontarlo così: “a colpi di Primo”, come fosse l’anticamera del nuovo, del rinnovamento, desiderio che appare il più anelato.
Capisco anche che esiste, da un lato, un libro-intervista “Il Gesuita” del 2010, dei giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin e, dall’altro, il racconto de “L’isola del silenzio” del giornalista d’inchiesta argentino Horacio Verbitsky.

Guardo la famosa replica e provo quello stordimento, quella stranezza nel vedere qualcuno di nuovo vestire i panni che fino a pochi giorni fa erano di un altro. Lì per lì mi sembra una fiction storica. Una figura allungata dentro gli stessi vestiti bianchi, sullo stesso balcone. L’annuncio, la folla, il discorso: accade di nuovo oggi.

Esordisce con un: “Fratelli e Sorelle” – (pausa) – “Buonasera!” – accompagnato dal gesto deciso della mano e da un fare gioioso – e con quella battuta sul fatto che sembra che i Cardinali siano andati a “prendere” il Vescovo di Roma “quasi alla fine del mondo”. Un accento, una gestualità, che lo rendono indubbiamente simpatico, vicino; parole che parlano di un “cammino di fratellanza, amore, fiducia” e un invito a pregaresempre per noi, l’uno per l’altro” e “per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza”.

La scelta del nome Francesco e ciò che evoca mi piace molto, anche la mia prima scuola si chiamava così.
Umiltà, Speranza, Solidarietà sono, poi, in via di estinzione, sarebbe bello si potessero tutelare e moltiplicare.

Io, però, aggiungerei anche un altro Primo, perché lì si ferma la mia attenzione, perché forse a tutti piace un po’ raccontare quello che si crede essere nuovo: quello di oggi è il PrimoHabemusPapam” Social, come lo chiamo io, l’annuncio è stato fatto, per la prima volta, via tweet anche sugli account Twitter Ufficiali di Vatican Communication (@PCCS_VA) prima, e del Pontefice (@Pontifex) poi.
Nella storia di un tempo, oltre che dei media digitali, rientra anche questo.

Visto che dal Sacro sono già scivolata ampiamente sul Profano, concludo spostando l’attenzione sulle implicazioni psicologiche, tutte da analizzare, della nuova futura verità popolare, che da oggi prende corpo: “non c’è bisogno che un Papa muoia perché ne venga fatto un altro”, consacrazione di una nuova espansione della consapevolezza nell’ambivalenza massima libertà/massima incertezza.

R.N.

Riproduzione Vietata

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