Rosso Ciliegia e Azzurro Cielo per Ruby Sparks

ricercatrice nomade

La mia settimana è iniziata con Ruby Sparks, di lunedì sera al secondo spettacolo, perché il primo l’ho perso. Beata ostinazione dato che, alla domanda “ti è piaciuto?!”, rispondo con un deciso sì, se non altro, per la sua capacità di farmi rivedere il mondo in technicolor.

colori di Ruby (Zoe Kazan) sono perfettamente miscelati: se pur apparentemente chiassosi, diventano esplosivi nella loro combinazione ad incastro, perfettamente tagliata per raccontare la sua ingenuità, il suo entusiasmo e la sua pienezza nei confronti della vita. Capelli rosso rubino – che finiscono per essere ricordati nella tonalità più accesa e più intensa del rosso ciliegia, predominante – occhi azzurro cielo, pelle color porcellana, guance rosa, e poi, calze violamagenta, scarpe rosse, disegni pop su una T-shirt bianca avvolta da un cardigan celeste, il giallo che fa capolino, il vestito color albicoccablu, a fiori, l’arancione, le righe, il bianco; tutti perfettamente colti e amplificati dall’incantevole fotografia che li riprende, richiamandoli nelle varie scene, passo dopo passo, fino a portarli uno ad uno nella bianca/grigia-minimalista-introspettiva vita di lui, Calvin (Paul Dano), scrittore affetto dal terribile morbo del blocco narrativo.

Calvin è giovane e inquieto, delizioso nel suo impacciato tormento, amabile nelle sue sedute di psicoterapia, suscita empatia, solidarietà, ironia. Un groviglio, il suo, magistralmente interpretato; profondamente credibile in ogni movenza.

La capacità creativa di inventare, giocare con i pensieri, le parole, la fantasia e quella di stupirsi sono aria fresca, così come le immagini che evocano la natura e il sogno.
Cruciale è l’idea di poter contribuire fattivamente a creare e a cambiare positivamente il proprio mondo. Altrettanto fondante il fatto che non è possibile fare delle persone dei burattini che scimmiottano i nostri diktat; questo non solo perché, dopo innumerevoli sforzi, ci si rende conto che tale tentativo, sulla lunga, non è sostenibile, e rimarrà sempre confinato nel regno dell’illusione, ma soprattutto perché finisce per essere riconosciuto come un gesto in sé vuoto di senso, specchio, soltanto, della nostra stessa solitudine.

Il grande messaggio psicologico e spirituale è, quindi, quello chiave dell’accettazione, del lasciar andare, del permettere, in primis a se stessi, e poi a ciascun altro, di essere quello che si è, con tutti i propri limiti e le difficoltà annesse.

Si esplora quella misteriosa e avvolgente danza che è la relazione di coppia, quel rapporto a due, simbolicamente rappresentato dal  bagno in piscina in cui i protagonisti fluttuano, rincorrendosi, disegnando morbidi cerchi, avvicinandosi, intrecciandosi, allontanandosi in continuazione, alla ricerca della “giusta distanza”, di quel magico equilibrio instabile che è la felicità dell’incontro con l’altro in un punto che sempre cambia, da risultare tanto magnetico quanto lontano, e che va continuamente trovato.

Divertente, dinamico, riflessivo, visionario; elementi che si riflettono tutti nell’apprezzabile colonna sonora dove i sussurrati e ritmati pezzi strumentali di Nick Urata che accompagnano la creatività e le vicende dello scrittore – tra cui InspirationWriter’s BlockShe’s RealHe loved youI Was Waiting for You – sono intervallati da “intermittenti” motivi vintage Pop-Rock francesi che irrompono nelle orecchie e rimangono nella testa, come Quand Tu Est Là di Sylvie Vartan (1965) e Ça Plane Pour Moi di Plastic Bertrand (1977). Ça Plane Pour Moi, espressione idiomatica francese che sta per “tutto scivola liscio per me”, “tutto mi sta andando bene”, scandisce bene quello che è il tempo in cui si è chiamati a vivere la forte e vorticosa emozione dell’innamoramento.

Un film profondo in maniera squisitamente leggera.

La voglia appena uscita era quella di appendere “il nero” al chiodo e di colorare i miei vestiti dalla testa ai piedi per poi buttarmi in un posto soleggiato, tra il verde e l’azzurro, dove poter scrivere.

R.N.

Riproduzione Vietata

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